January 2012
8 posts
tutto ciò che vedo non è reale
pensate a quell'hobbit che sognava di fare il...
povero coglione
voglio, voglio, voglio, voglio, voglio, voglio, voglio, voglio, voglio, voglio, voglio, voglio, voglio, voglio, voglio, voglio, voglio, voglio, voglio, voglio, voglio, voglio, voglio, voglio, voglio, voglio, voglio, voglio, voglio, voglio, voglio, voglio, voglio, voglio, voglio, voglio, voglio, voglio, voglio, voglio, voglio, voglio, voglio, voglio, voglio….
signore e signori
la volontà...
voi e la vostra smania di trovare il compagno o la compagna…
il partner, il fidanzato, ecc ecc, quale che sia il termine a cui siete abituati.
vi sentite così obbligati a dover riempire il vostro tempo…
1)“ho un impegno domani”
2)“sono impegnata/o con…”
davvero credete vi sia una sostanziale differenza?
ma non vi è “tristezza” o...
tutti quelli che fanno sfoggio di cultura con...
David Foster Staminchia
tutti a leggere sto cazzo di David Foster Stocazzo
oppure Roberto Colcazzño
PORCO DIO!
basta gatti
città
alla fine dell’avventura (o comunque, in questo preciso punto dell’avventura) mi sono accorto che vivere in un centro abitato che superi i diecimila abitanti sia da imbecilli.
imbecillità accettabile finché la città è una necessità (studio).
ma la cosa grave è che “c’è a chi piace”.
ma che cosa piace?
la città può piacerti se la città offre quello che desideri....
December 2011
2 posts
Lalbe Rodina, tale pare essere il nome dell’albero di natale.
sul "non capire"
è un dramma come quando vai in irlanda e in tutti i pub continuano a ripeterti “chi? il kenny?”
November 2011
10 posts
sulla verità
rispondere “no” o “non è vero” ad affermazione altrui non è mai segno di rispetto.
poiché non esiste verità alcuna non vi è altrettanto “la verità personale”.
affermare “io ho la mia verità e tu hai la tua verità, io ho rispetto per la tua, tu per la mia” non risolve infatti il problema.
pone sempre centrale il tema della verità dandole corpo, e...
sulla malinconia
la malinconia non è mai intelligente.
perché mai dovrebbe essere una forma di intelligenza pensare ad un episodio felice del passato e tramutarlo al presente sotto forma di tristezza, dandogli quindi connotato negativo?
frutto di un erroneo rapporto col tempo (ri-vivere il passato proiettandolo sul presente) o con forme di idealizzazione che non permettono di accorgersi delle opportunità...
leggere migliora la vita?
ma che marea di cazzate
se così fosse, inondati da letture e mezzi di comunicazione, la nostra società sarebbe progressivamente andata migliorando, dal dopoguerra ad oggi.
la scolarizzazione a cosa ha portato?
omologazione.
fascismo tecnologico.
egemonia dei mercati.
chi studia realizza un percorso per produrre intangibilità e vacuità.
produzione in serie,...
l’uomo è energia.
la realtà è energia.
discutiamo di questo allora.
la vostra vita di cosa è fatta.
perché lavorate?
per avere un luogo in cui dimorare
per mangiare
per avere migliaia di orpelli inutili
e per avere ENERGIA
volete liberarvi dalla crisi?
chiedete a voi stessi di avere coscienza dell’energia che utilizzate.
da dove arriva, chi la produce, quanto vi costa....
la scienza e la psicologia oggi ha rotto le palle quanto la teologia
quando le vedi a dar di bocca agli avanzi, come i piccioni nelle piazza, quella è la messa in atto più disgustosa che il presente possa assistere
i folletti e i draghi esistono
basterebbe crederci coscientemente ed emotivamente
la vita (non) mediocre
la vita non mediocre è quella che l’uomo stesso che ne dà definizione non è capace di conoscere.
la vita non mediocre passa necessariamente dall’eliminazione del giudizio.
la vita non mediocre si assume nel momento in cui, superato il giudizio, nulla potrà più sembrare mediocre o non mediocre.
ma poiché il linguaggio occidentale si nutre di giudizio e di colpa, ogni vita apparirà...
i film iraniani
quando vedo un film iraniano, alla fine, per almeno 10 minuti, vorrei poter essere nella commissione dell’ONU e dire “sì, bombardiamoli. e cerchiamo di mirare sui registi.”
mi sono sempre chiesto come la gente faccia ad essere entusiasta dei film iraniani. sono una cosa vomitevole.
sinceramente che cazzo me ne frega se picchiano le donne?
arriverà il punto in cui se dovranno...
Mario Monti
quando andate a casa date una carezza ai vostri figli e ditegli che Mario Monti si sta per insediare a capo del governo per consegnare il loro CULO alla BCE e alla COMMISSIONE TRILATERALE.
sartre
non ho mai sopportato il pensiero di sartre
quel velo disgustosa nausea nei confronti di un’esistenza senza senso, quando il “non senso” andrebbe accolto con gioia priva di fine e scevra di strumentalizzazione.
autori come sartre mostrano il dramma del pensiero occidentale che non ammette mistero, coscienza spirituale, vita.
dove nietzsche è caduto, gli altri hanno costruito...
October 2011
10 posts
Sei di destra, mi ammazzi.
Sei di sinistra, ammazzi “anche me”.
Essere “cittadini” è disgustoso!
INDIE-GNATI e Social Network (Facebook, Twitter,...
1) quale è il collegamento che questo “movimento” pone tra le sue ideologie (costituite di proposte e critiche nei confronti del modello economico attuale) e gli strumenti di comunicazione/informazione/organizzazione attraverso cui gestisce e promuove il suo “attivismo” e la sua mobilitazione?
2) questo “movimento” sa quali sono le modalità (economiche, pratiche, ecc) attraverso cui...
"noi condanniamo la violenza"
ma, alla Violenza, che gliene fotte?
messaggio agli indie-gnati
lo sapete che i social network che utilizzate per organizzare le vostre manifestazioni sono il frutto, sopravvivono grazie e, al tempo stesso, sorreggono i modelli economici contro cui scendete in piazza a fare i vostri cortei?
non vi sentite dei burattini?
sulle (quasi-)madri
i bambini mi piacciono abbastanza.
cosa non sopporto sono le madri.
soprattutto quando sono in gestazione.
finisce che si “sentono donne”.
e non c’è niente di peggio di una femmina che si sente “finalmente donna” solo perché ha un essere umano nella pancia.
superato quel momento, quando poi sono diventate madri, a quel punto riescono ad essere, talvolta,...
con le bandiere, le facce e le mani colorate, i fischietti e gli slogan ci si prende un giorno di ferie.
se volete cambiare il mondo dovete prima di tutto cambiare voi stessi.
a quel punto non esisteranno violenza e non violenza. esisteranno esclusivamente scelte, al di là del bene e del male.
Indignati. ma siccome tutto è immagine si scrive...
staccare la spina ad economie insostenibili.
calcio, mass media, industrie culturali, ecc
non solo banche
gli indignati vadano ad interrompere il campionato di calcio
vadano ad irrompere nelle sedi della rai e di mediaset
FINITELA CON FACEBOOK, TWITTER E CAGATE VARIE
staccare la spina alle economie che denigrate vuol dire prima di tutto disinserirsi dagli strumenti che tali economie...
ivano fossati scrive un testo per fiorella mannoia
in una donna comunque
laddove vedi un lampo di follia
si nasconde una strada diVVita
e come stazioni di servizio
unaDDolce malinconia…
MAAAA in una donna comunque
stelle come lampioni nella notte
e la sua strada di donna……
E’ ricevere botteeeee…..
Il suicidio (Jiddu Krishnamurti)
INTERROGANTE (I): Mi piacerebbe parlare del suicidio, non perche' nella mia vita ci siano delle crisi, neanche perche' abbia qualche motivo di pensare al suicidio, ma perche' il problema sorge necessariamente quando si ha davanti agli occhi la tragedia della vecchiaia: la tragedia della disgregazione fisica, il crollo del corpo, e lo scomparire di una vera vita nelle persone a cui cio' accade. C'e' qualche motivo per prolungare la vita quando si raggiunge questo stato, c'e' qualche motivo per prolungare quel che e' ormai un vestigio di vita? Non sarebbe piuttosto un atto di intelligenza riconoscere che a un certo punto l'utilita' della vita termina?
KRISHNAMURTI (K): Se e' l'intelligenza che vi spinge a morire, allora quella stessa intelligenza avrebbe dovuto impedirvi di fare invecchiare prematuramente il vostro corpo.
I: Ma non arriva il momento in cui neanche l'intelligenza della mente puo' impedire al corpo di deteriorarsi?
K: Dovremo analizzare il problema molto profondamente. Molte cose vi sono implicate, non e' cosi'? Il deteriorarsi del corpo, dell'organismo, la senilita' della mente, la totale incapacita' che porta con se' resistenza. Abusiamo continuamente del nostro corpo per abitudine, il gusto del mangiare, la trascuratezza. Il piacere del mangiare e il godimento che se ne trae controllano e determinano l'attivita' dell'organismo. Quando succede questo, viene distrutta la naturale intelligenza del corpo. Nelle riviste si ammirano grandi varieta' di cibi, dai colori bellissimi, fatti per soddisfare il senso del gusto, non per dare benefici al corpo. Cosi' dalla gioventu' in poi indebolite e distruggete quello che doveva essere uno strumento di alta sensibilita', attivo, funzionante come una macchina perfetta. E questo per una parte, perche' poi c'e' la mente che per venti, trenta o ottanta anni ha vissuto continuamente lottando e resistendo. Essa conosce solamente contraddizioni e conflitti, sia emotivi che intellettuali. Tutte le forme di conflitto non solo sono delle distorsioni ma con se' portano la distruzione. Ecco dunque alcuni dei fattori intimi ed esterni del deterioramento; l'eterna attivita' egocentrica con i suoi processi isolatori. Certo c'e' il logoramento naturale del corpo oltre a quello anormale. Il corpo perde le sue capacita' e i suoi ricordi, e gradualmente subentra la senilita'. Voi mi chiedete se a questo punto una persona potrebbe commettere il suicidio, ingoiare una pillola che la uccida? Chi fa la domanda: una persona anziana, oppure quelli che guardano la vecchiaia con dispiacere, disperazione e paura del proprio logoramento?
I: Be', naturalmente dal mio punto di vista la domanda e' motivata dal dolore di vedere la vecchiaia di altre persone, dato che presumibilmente in me non e' ancora incominciata. Ma non c'e' anche un atto dell'intelligenza che, guardando avanti a un possibile sfacelo del corpo, si chiede se non sia inutile continuare a vivere quando l'organismo non e' piu' capace di vita intelligente?
K: I dottori permetteranno l'eutanasia? I dottori, o i governi permetteranno che il paziente si suicidi?
I: Senz'altro questo e' un problema legale, sociologico, e in certe persone anche morale, ma non stavamo parlando di questo, non e' vero? Ci stavamo chiedendo se il singolo individuo ha il diritto di por fine alla sua vita, e non se la societa' glielo permetterebbe.
K: State chiedendo se si ha il diritto di decidere della propria vita, non solamente quando si e' vecchi o si sia consapevoli dell'avvicinarsi della vecchiaia, ma se e' moralmente giusto commettere il suicidio in qualsiasi momento?
I: Esiterei a parlare di moralita' a questo proposito, perche' la moralita' e' un fatto condizionato. Tentavo di porre la domanda a puro livello di intelligenza. Fortunatamente per il momento non devo affrontare il problema personalmente, cosi' posso analizzarlo, credo, in modo assolutamente spassionato; ma come semplice esercitazione dell'intelligenza umana, qual e' la risposta?
K: State dicendo, un uomo intelligente puo' commettere il suicidio? E' cosi'?
I: Oppure, il suicidio puo' essere l'azione di un uomo intelligente, in determinate circostanze?
K: E' la stessa cosa. Dopo tutto si giunge al suicidio sia da una assoluta disperazione, causata da profonda frustrazione, sia da una paura insolubile, sia dalla consapevolezza della mancanza di significato di un certo tipo di vita.
I: Vorrei interrompervi, per dire che e' generalmente cosi', ma io cerco di porre la domanda al di fuori da qualsiasi motivazione. Quando si giunge alla disperazione allora e' implicato un motivo terribile ed e' difficile separare l'emozione dall'intelligenza; io sto cercando di fermarmi allo stadio della pura intelligenza, senza emozione.
K: Ci state chiedendo se l'intelligenza permette qualsiasi forma di suicidio? No, naturalmente.
I: Perche' no?
K: In realta' bisogna capire la parola intelligenza. E' l'intelligenza che permette che il corpo si deteriori per l'abitudine, la debolezza, la soddisfazione del gusto, del piacere, e cosi' via? Questa e' intelligenza, azione dell'intelligenza?
I: No; ma se si arriva a un punto della vita in cui s'e' fatto gia' uso poco intelligente del corpo senza che questo abbia ancora avuto effetto su di esso, non si puo' tornare indietro e rivivere la propria vita.
K: Quindi, diventate consapevole della natura distruttiva del tipo di vita che conduciamo e smettete di vivere in quel modo immediatamente, e non in una data futura. L'atto immediato di fronte al pericolo e' un atto di giudizio, di intelligenza; e il rimandare, come la ricerca del piacere, indica mancanza di intelligenza.
I: Si', capisco.
K: Ma non capite anche qualcosa di fattuale e vero, che il processo isolatore del pensiero con la sua attivita' egocentrica e' una forma di suicidio? L'isolamento e' suicidio, sia esso l'isolamento di una nazione o di una organizzazione religiosa, o di una famiglia o di una comunita'. Siete gia' preso in quella trappola che in ultima analisi vi condurra' al suicidio.
I: Parlate dell'individuo o del gruppo?
K: Di entrambi. Siete imprigionato dall'esempio.
I: Che cosa porta in ultima analisi al suicidio? Ma se non tutti si suicidano!
K: Esattamente, ma il desiderio di fuggire c'e' sempre - di fuggire dai fatti che ci stanno davanti, da "cio' che e'"; questa fuga e' una forma di suicidio.
I: Questo, credo, e' il punto essenziale di quel che cerco di chiedervi, perche' da quanto avete appena detto sembrerebbe che il suicidio sia una fuga. E naturalmente, per novantanove casi su cento lo e', ma non ci potrebbe essere -questa e' la mia domanda- non ci potrebbe essere un suicidio che non sia una forma di fuga, che non sia fuggire da quel che voi chiamate "cio' che e'", ma che al contrario sia una risposta dell'intelligenza a "cio' che e'"? Si puo' affermare che molte forme di nevrosi sono forme di suicidio; quel che cerco di chiedere e' se il suicidio puo' non essere una reazione nevrotica. E non potrebbe essere la reazione consistente nell'affrontare un fatto, la reazione dell'intelligenza umana che agisce in una condizione umana insostenibile?
K: Quando usate la parola "intelligenza" e "condizione insostenibile" cadete in contraddizione. Le due cose sono in contraddizione.
I: Avete detto che se si sta davanti a un precipizio, o a un serpente velenoso che sta per attaccarvi, l'intelligenza suggerisce una azione, che e' una azione di fuga.
K: E' un atto di fuga o un atto di intelligenza?
I: Non possono essere la stessa cosa talvolta? Se una macchina viene verso di me sulla strada e io la sfuggo…
K: Questo e' un atto di intelligenza.
I: Ma e' anche un atto di fuga dalla macchina.
K: Ma quello e' l'atto di intelligenza.
I: Esattamente. Quindi quando nella vita quel che ci sta davanti e' insostenibile e mortale non c'e' che un corollario?
K: Allora ve ne allontanante, come vi allontanate dal precipizio: scostatevene.
I: In quel caso lo scostarsi implica il suicidio.
K: No, il suicidio e' un atto di stupidita'.
I: Perche'?
K: Ve lo sto spiegando.
I: Volete dire che l'atto di suicidarsi e' assolutamente ed inevitabilmente una risposta nevrotica alla vita?
K: Naturalmente. E' un atto di stupidita'; e' un atto che significa naturalmente che siete giunto a un punto tale di isolamento che non avete vie d'uscita.
I: Ma allo scopo di questa discussione tento di supporre che non vi sono vie d'uscita da una situazione difficile, che non si agisca per sfuggire alla sofferenza, che non ci si scosti dalla realta'.
K: Nella vita ci sono delle occasioni, dei rapporti, delle situazioni da cui non si puo' sfuggire?
I: Si', naturalmente, ce ne sono molte.
K: Molte? Ma perche' insistete a dire che il suicidio e' l'unica via d'uscita?
I: Se si e' mortalmente ammalati non vi e' alcuna speranza di fuga.
K: State attento adesso, state attento a quello che stiamo dicendo. "Se io avessi un cancro, che mi stesse uccidendo, e il dottore dicesse: "Bene, caro amico, ve lo dovete tenere", cosa dovrei fare: suicidarmi?
I: Forse.
K: Stiamo discutendo a livello teoretico. Se proprio io avessi un cancro mortale, allora dovrei decidere, dovrei considerare il da farsi. Non sarebbe una questione a livello teoretico. In quella situazione dovrei trovare la cosa piu' intelligente da fare.
I: Volete dire che non dovrei porre questa domanda a livello teoretico, ma solamente se mi trovassi realmente in quella situazione?
K: Proprio cosi'. Allora vi comportereste secondo il vostro condizionamento, la vostra intelligenza, il vostro modo di vivere. Se la vostra vita si e' basata sulla fuga e l'evasione, su un sistema nevrotico, allora naturalmente assumereste un atteggiamento e un comportamento nevrotico. Ma se avete condotto una vita veramente intelligente, nell'assoluto significato della parola, allora quell'intelligenza agirebbe quando ci fosse un cancro mortale. Allora potrei rassegnarmi, potrei voler vivere i pochi mesi o anni che mi restassero.
I: Ma potreste anche non farlo.
K: Potrei anche non farlo; ma non diciamo che il suicidio e' inevitabile.
I: Non l'ho mai detto; chiedevo se in alcune circostanze difficili, come un cancro mortale, il suicidio potesse essere una risposta intelligente alla situazione.
K: Vedete, c'e' qualcosa di straordinario in questo fatto; la vita vi ha dato grande felicita', straordinaria bellezza, grandi benefici, e voi avete accettato tutto cio'. Ed avete egualmente accettato l'infelicita', e questo fa parte dell'intelligenza: ora avete un cancro mortale e dite: "Non posso piu' sopportarlo, devo mettere fine alla mia vita". Perche' non vi muovete con lui, vivete con lui, cercate di scoprire qualcosa su di lui mentre continuate a vivere?
I: In altre parole non esiste una risposta alla domanda finche' non ci si trovi nella situazione adatta.
K: Naturalmente. Ma vedete e' proprio per questo che e' cosi' importante, io penso, fronteggiare il fatto, fronteggiare il "cio' che e'", di attimo in attimo, senza starci a teorizzare su. Se qualcuno e' ammalato, ammalato di cancro senza speranza, o e' diventato completamente vecchio: qual e' la cosa piu' intelligente da fare, non per un semplice osservatore come me, ma per il medico, la moglie o la figlia?
I: In realta' non si puo' rispondere, perche' il problema riguarda un altro essere umano.
K: E' proprio cosi', e' proprio quello che volevo dire.
I: E non si ha il diritto, almeno cosi' mi sembra, di decidere della vita o della morte di un altro essere umano.
K: Ma lo facciamo. Tutte le tirannie lo fanno. E lo fa la tradizione; la tradizione che insegna che si deve vivere in questo modo e non in quell'altro.
I: E sta diventando tradizione anche portare la vita della gente al di la' del punto in cui la natura crollerebbe. La gente viene mantenuta viva grazie ai progressi della medicina; beh, e' difficile dare una definizione di cosa sia una condizione naturale, ma sembra una condizione innaturale continuare a vivere per cosi' tanto tempo, come tanta gente fa oggi. Ma questo e' un altro problema.
K: Si', e' un problema assolutamente diverso. La vera domanda e': l'intelligenza permettera' il suicidio, anche quando i medici hanno stabilito che c'e' una malattia incurabile? Si potrebbe forse suggerire ad un altro cosa fare in questo caso. Ma bisogna che l'uomo che ha la malattia incurabile agisca secondo la propria intelligenza. Se e' proprio intelligente -il che vuol dire che nella sua vita c'e' stato amore, sollecitudine, sensibilita' e gentilezza- allora una simile persona, quando si presentera' la situazione, si comportera' secondo quell'intelligenza che ha agito anche nel passato.
I: Allora tutta questa discussione e' priva di significato perche' questo e' quanto accadra' in ogni caso; perche' la gente agira' inevitabilmente secondo quel che e' successo nel passato. Potrebbero sia farsi saltare le cervella, sia sedersi e soffrire fino alla morte, o accettare una via di mezzo.
K: No, non e' stata priva di significato. Sentite, abbiamo scoperto molte cose: prima di tutto che vivere intelligentemente e' la cosa piu' importante. Vivere una vita che sia sommamente intelligente richiede una straordinaria prontezza della mente e del corpo, e abbiamo distrutto la prontezza del corpo con un modo di vivere innaturale. Stiamo anche distruggendo la mente, il cervello, con il conflitto, la continua oppressione, la continua esplosione di violenze. Quindi, se si vive una vita che sia la negazione di tutto cio', allora quella vita, quell'intelligenza, quando si trovera' a confronto con una malattia incurabile agira' al momento opportuno.
I: Mi accorgo che vi ho posto una domanda sul suicidio e ho avuto una risposta su come vivere nel modo giusto.
K: E' l'unica risposta. Un uomo che si butta giu' da un ponte non sta a chiedere: "Mi suiciderei?". Lo sta facendo; e' finito. Mentre noi, seduti in una casa tranquilla o in un laboratorio stiamo a chiederci se un uomo si suiciderebbe o no; tutto cio' non ha significato.
I: Quindi e' una domanda che non si puo' fare.
K: No, si deve fare: se uno vuole suicidarsi o no. E' una domanda da fare, ma bisogna scoprire cosa c'e' dietro, che cosa spinge colui che fa la domanda, che cosa gli fa desiderare di suicidarsi. Conosciamo un uomo che non si e' mai suicidato, sebbene continui a minacciare di farlo, perche' e' assolutamente pigro. Non vuole far niente, vuole che tutti lo sopportino; un uomo simile si e' gia' suicidato. Colui che e' ostinato, sospettoso, avido di potere e di prestigio, intimamente si e' gia' suicidato. Vive dentro un muro di immagini. Percio' ogni uomo che vive con una immagine di se stesso, del suo ambiente, della sua ecologia, del suo potere politico o della sua religione, e' gia' finito.
I: Mi sembra che quello che state dicendo significa che ogni vita che non sia vissuta direttamente…
K: Direttamente ed intelligentemente.
I: Al di fuori delle ombre, delle immagini, del condizionamento, del pensiero….. A meno che non si viva in quel modo, la vita di ciascuno e' una specie di esistenza di tono minore.
K: Si', naturalmente. Guardate la maggior parte della gente; vivono dentro un muro: il muro del loro sapere, dei loro desideri, dei loro impulsi ambiziosi. Sono gia' in una situazione di nevrosi e la nevrosi da' loro una certa protezione, che e' la protezione del suicidio.
I: La protezione del suicidio!
K: Prendiamo un cantante, per esempio; per lui la piu' grande preoccupazione e' la sua voce, e quando questa viene a mancare egli e' pronto per il suicidio. Quello che e' veramente emozionante e vero e' cercare un metodo di vita che sia altamente sensibile e sommamente intelligente; cosa impossibile se c'e' paura, ansieta', avidita', invidia, creazione di immagini o il vivere in isolamento religioso. L'isolamento e' quello che tutte le religioni hanno suggerito; il credente cosi' e' definitivamente sull'orlo del suicidio. Avendo egli posto tutta la sua fiducia in una credenza, quando quella viene messa in dubbio ha paura ed e' pronto ad abbracciare un'altra fede, un'altra immagine, a commettere un altro suicidio religioso. Percio', puo' un uomo vivere senza alcuna immagine, senza alcun modello, senza alcuna sensazione del tempo? Io non intendo che si debba vivere in tal modo da non occuparci di quello che succedera' domani o che e' successo ieri. Quella non e' vita. C'e' anche chi dice: "Cogliete il presente e vivetelo meglio che potete"; anche questo e' un atto di disperazione. In verita' non ci si dovrebbe chiedere se sia giusto o no suicidarsi; ci si dovrebbe chiedere cos'e' che genera quello stato della mente in cui non ci sono piu' speranze; per quanto la parola speranza non sia giusta in quanto implica un futuro. Piuttosto bisognerebbe chiedere come puo' la vita essere priva di tempo? Vivere senza tempo vuol dire veramente avere questo senso di grande amore, perche' l'amore non e' del tempo, l'amore non e' qualcosa che e' stato o che sara': scoprirlo e viverci e' il vero problema. Domandarsi se bisogna o no commettere suicidio e' tipico di un uomo gia' parzialmente morto. La speranza e' la piu' terribile delle cose. Non fu Dante a dire: "Abbandonate la speranza quando entrate nell'Inferno"? * Per lui il paradiso era la speranza, e' una cosa orribile.
I: Si', la speranza e' il proprio inferno.
tutto quello che desideriamo lo desideriamo come fuga “sicura”, per non fuggire davvero.
perché parliamo di “intrattenimento”? perché il mondo in cui viviamo non è amabile, piacevole; due ore al cinema, a teatro, in un museo, due ore sotto gli effetti dell’alcool o di altre sostanze, un’ora il palestra o su un campo di calcio o di tennis, sono uno spazio...
September 2011
13 posts
no, tu ha da venì nu cazzo perché se no...
mario magnotta la lavatrice l’ha comprata dal signor Bontempi,nel 1981. 480 mila lire, porco dio.
a me una società composta da persone contente e sollevate perché in tv e su internet si possono vedere delle belle serie televisive fa spavento, tanto è aberrante.
mi chiedo quanto ancora si potrà andare avanti in questo modo, prima del collasso definitivo.
automi, porco dio.
le persone nate e vissute in contesti metropolitani si riconoscono piuttosto in fretta. i loro tempi sono scanditi dall’inutilità dell’amalgamarsi, dall’inconsistenza di un “esserci” in quanto presenza, come numero tra i numeri, non come individuo.
il conflitto che esse vivono è generato da una forza gravitazionale che le renda parte della massa e da una spinta...
sul fanatismo (scrittori di culto)
i fanatismi sono sempre molto stupidi.
comprensibili e giustificabili, attraverso la logica; ma certamente molto stupidi.
laddove c’è un fanatismo, si sappia che c’è un preciso intento allo sfruttamento della stupidità (economico, politico, ecc).
un ulteriore punto di valutazione è che il fanatismo non ha gradazioni intellettuali.
il fanatismo per francis bacon è stupido quanto...
a rigor di logica avrebbe molto più senso l’omosessualità (purché sia maschile)
ma la spinta biologica la considero ancora piuttosto sana sulla mia pelle, da non riuscire - grazie a dio - a fare a meno della componente eterosessuale
dubito che la bisessualità possa essere un problema e chi la vede come tale sappia che ha almeno un migliaio di anni di retaggio culturale cristiano da dover...
quando leggo di scrittori che stanno con fotografe, o fotografi che stanno con attrici, o accoppiate di questo genere, tra persone che stanno nel calderone della “CULTURA-MERDA” di cui ci nutriamo, mi chiedo con che coraggio si possa poi criticare l’accoppiata calciatore-velina.
per me una che ha l’aspirazione di fare la fotografa è imbecille quanto una che ha...
cazzo me frega del titolo?!
mi frega di quanti soldi mi dai
XII Secolo
“Dio! a che servono le sue beltà e la sua giovinezza, se ella non crede in Dio, Padre onnipotente!”
(La prise d’Orange)
e avevano ragione da vendere!
ma a parte tutto oggi come oggi credo che si possa tranquillamente chiudere un occhio.
in questi giorni atroci mi è venuta voglia di trombare in una chiesta ortodossa di un’isola greca sperduta.
maledette siano...
non ci sono istinti di cui vergognarsi
se ti viene da ingroppare una, è tutta natura
edit: e quindi è tutto Dio.
sul perché indignarsi per la lapidazione delle...
passo la serata a dirle che non me ne frega un cazzo se in iran lapidano le donne.
lei dice che invece la fa indignare.
io allora le dico che con l’indignazione ci facciamo natale e forse anche pasqua.
lei dice che le cose non dovrebbero essere così e che vanno cambiate.
io le chiedo “come?” e soprattutto pongo risalto alla domanda “perché?”
lei non mi...
sul perché (io) votare lega nord
mi hanno detto che c’è un concerto in cui si va e si dorme. si chiama sleeping concert:
Museo di scienze naturali
Via Giovanni Giolitti, 36 - ingresso 12 euro
(solo su prenotazione / 150 posti disponibili)
dalle 2.30 SLEEPING CONCERT di STEVEN STAPLETON (Nurse With Wound) (per tutti, comodi giacigli su cui addormentarsi e bevande calde per rilassarsi. Vi sveglierà il sole o il bacio di...
internet fautore di democrazia?
contenti voi…
ma poi quale democrazia? quella che garantisce l’imbecillità generalizzata? ah ecco…
viva dio
e affanculo tutti i laici.
che quel porco di dio (sempre ricordando il valore critico della bestemmia non verso il concetto di dio ma verso la società), che ha la sola scusante di non esistere, vi sputi in testa.
a voi, a internet,...
August 2011
13 posts
poiché nella mia biblioteca vi sono libri che voi non meritate, per esservi inconfutabilmente affine non li meriterò egualmente.
-
tra la prima e l’ultima parola di un libro vi è più di uno scritto. poiché definire “prima” ed “ultima” non vi è solo un’imposizione dello scrittore, quanto più un’imposizione della tecnica del supporto che si traduce in...
fatiche
spiegare schiele ad una femmina è impossibile
persino insultandola e obbligandola ad osservare due cadaveri rimasti uniti nell’atto della copulazione
i bambini sono insopportabili
bisognerebbe smetterla di metterne al mondo
punte massime
c’è questa scena in cui io sono presente durante la lapidazione di una donna.
mi avvicino ai tiratori di pietre e dico loro
“secondo me, chiunque essa sia, la state sopravvalutando”
FASE “PRIMA O POI, MA MEGLIO POI CHE PRIMA”
sto con uno
e quindi?
eh ma non sono sicura
e quindi?
non sto molto bene. penso di avere bisogno di stare da sola.
(e sono 10 mesi che ti ripetono la stessa cosa)
FASE “ORA PRENDO IN MANO LA MIA VITA”
mi sono mollata con il mio ragazzo
e quindi?
non sto molto bene. devo ritrovare me stessa. ci vorrà molto tempo....
se non capite che essere anticapitalisti, criticare le forme economiche del capitalismo e della globalizzazione, non VALE UN EMERITO CAZZO se non rifiutate anche le forme di narrazione postmoderne (OVVERO NON RIFIUTATE LA NARRATIVA)… non so davvero che consigliarvi
siete spacciati
siamo spacciati
un branco di pecore che leggono l’ultimo romanzo proposto da einaudi e aspettate con...